Il monastero di Santa Caterina si trova a Borgo San Lorenzo e conserva ben 5 secoli di storia: è sopravvissuto alle soppressioni di Napoleone, alle soppressioni post unitarie e è stato custodito con meticolosa cura dalle monache domenicane di clausura fino agli anni 70.
La sua storia inizia ufficialmente il 20 gennaio del 1516; il pievano Damiano Manti era un Savonaroliano che giunge a Borgo San Lorenzo trovando una situazione disastrosa per la chiesa della pieve adiacente al monastero, perché la pieve era in commenda e perché i borghigiani vivevano in modo dissoluto e dedito ai vizi. Damiano manti volendo riportare i borghigiani su una strada più cristiana e vicina al suo ordine monastico, volendo consentire il mantenimento e la cura della chiesa, precedentemente trascurata, decide di far restaurare la pieve. Allora fonda una comunità di religiose per riportare sulla retta via i borghigiani. Si reca dunque dal papa Leone X, un papa della famiglia Medici, consegnando di persona la richiesta di poter creare una comunità religiosa e per convincere maggiormente costui viene accompagnato da alcuni funzionari e da alcune donne desiderose di farsi monache. Il 20 gennaio il papa invia una bolla a damiano manti per ufficializzare la creazione della comunità religiosa.
La scelta di creare una comunità interamente femminile è molto particolare per i tempi di allora. Il Manti si è principalmente appoggiato sul fatto che le monache, essendo donne, avrebbero avuto una maggior cura del mantenimento della chiesa e del monastero stesso, ed è particolare anche la scelta dell’ordine monastico, ovvero l’ordine domenicano perché savonarola prima di prendere il potere a Firenze è stato un frate domenicano. Inizialmente queste monache facevano parte del terzo ordine domenicano, quindi erano laiche. Due anni dopo passano al secondo ordine. Successivamente il pievano richiede al papa se potesse essere permesso alle monache di diventare effettive proprietarie del monastero e della chiesa; questa è stata una forte affermazione di un ideale femminista. Le monache erano le vere e proprie padrone della pieve e avevano il diritto di nominare o licenziare il pievano. Per tre secoli questa situazione rimase invariata. Questo potere infatti dura fino al 1808, quando il monastero viene confiscato da napoleone che vuole arricchirsi dei beni ecclesiastici, ma pochi anni dopo l’arcivescovo e il pievano riescono a riconquistare la pieve ponendo ufficialmente fine all’influenza di Napoleone e, purtroppo, anche al dominio delle monache.