Ne“L’Ultima cena”, grande tela collocata sulla parete di fondo del refettorio del Monastero di Santa Caterina, è presente una rappresentazione del noto episodio evangelico ricavata dalla tradizionale iconografia elaborata in ambito fiorentino e riscontrabile in numerosi cenacoli di monasteri e conventi della zona a partire dal XVI secolo.
Ne “L’Ultima cena del refettorio” si può notare una particolarità che Giuda si trova dall’altra parte del tavolo, dando le spalle all’osservatore, come nel caratteristico schema iconografico dell’Ultima cena; si distingue anche un altro soggetto, collocato alla sinistra dell’opera, del quale si può ben vedere il profilo del volto. Inoltre si può notare la presenza di alcuni dettagli: gli oggetti che arricchiscono la tavola e la cura nei particolari della tovaglia, che va a coprire integralmente il tavolo.
Successivamente osservando l’opera si nota una particolare attenzione negli indumenti dei soggetti, caratterizzati da grande plasticità. Soprattuto i vestiti di Giuda e Gesù, che risaltano al centro della rappresentazioe
Si ipotizza che questa opera sia stata collocata nel refettorio per sostituire un affresco, commissionato dal Manti nella prima metà del ‘500. Pertanto è possibile che dietro il dipinto vi siano residui del vecchio affresco. Proseguendo nella descrizione dell’opera, ci si può soffermare su alcuni dettagli, come ad esempio le sigle riportate sopra ogni soggetto, che vanno a definire l’identità dei vari personaggi. A partire da sinistra si legge “S.BAT”, “S.IAC” e così proseguendo verso destra fino al termine del dipinto.
Per concludere la descrizione de “L’Ultima cena del refettorio” è doveroso soffermarsi sulla luminosità che è stata conferita dall’autore alla sua opera. La luce converge al centro del dipinto, dove siede Cristo. La luce si affievolisce dolcemente ai lati della composizione.